L’osteoporosi postmenopausale (PMOP) rappresenta una grave patologia sistemica del metabolismo osseo. È caratterizzata da una progressiva riduzione della massa ossea e da alterazioni microarchitetturali del tessuto, fattori che predispongono a un elevato rischio di fratture la fragilità. Recentemente, la ricerca scientifica ha rivolto una crescente attenzione al legame tra questa condizione e i cambiamenti nel microbiota intestinale (MI). Una revisione della letteratura, pubblicata sulla rivista Frontiers of Medicine, ha analizzato approfonditamente come le alterazioni della flora batterica influenzino la salute dell’osso nelle donne in postmenopausa.
La patologia: Osteoporosi Postmenopausale
Fisiologicamente, l’osso attraversa un processo continuo di rimodellamento. La PMOP insorge quando si verifica uno squilibrio tra la formazione ossea, operata dagli osteoblasti, e il riassorbimento osseo, mediato dagli osteoclasti. Quando il riassorbimento supera la formazione, si assiste a una perdita netta di massa ossea.
La complicanza clinica più temibile è la frattura, che colpisce prevalentemente i corpi vertebrali, l’articolazione dell’anca e il radio distale. Negli anziani, tali eventi aumentano drasticamente i tassi di disabilità e mortalità. L’approccio terapeutico attuale combina modifiche dello stile di vita a protocolli farmacologici (come bifosfonati o terapia sostitutiva con estrogeni). Tuttavia, l’uso di alcuni farmaci richiede cautela a causa di potenziali effetti collaterali a lungo termine, tra cui la necrosi mandibolare e fratture atipiche del femore.

L’Asse Intestino-Osso
Esiste una stretta correlazione, definita “asse intestino-osso”, tra il microbiota intestinale e il metabolismo scheletrico. Il MI influenza la quantità, la qualità e la resistenza meccanica dell’osso attraverso diversi meccanismi:
- Modulazione della permeabilità intestinale: Influisce direttamente sull’assorbimento dei nutrienti essenziali.
- Regolazione del sistema immunitario.
- Produzione di metaboliti: Tra cui vitamine, serotonina (5-HT), acidi biliari, poliammine, derivati indolici e, di fondamentale importanza, acidi grassi a catena corta (SCFA).
Negli individui affetti da PMOP, si osserva una riduzione della ricchezza e della diversità del microbiota rispetto ai controlli sani. A livello di phylum, si riscontra un aumento significativo dei Firmicutes a scapito dei Bacteroidetes. Specifiche alterazioni riguardano i generi batterici: mentre Bacteroides, Fusicatenibacter, Ruminococcus e Anaerostipes sono più abbondanti nei soggetti sani, i generi Agathobacter e Lactobacillus risultano arricchiti in chi presenta una massa ossea ridotta. È stato inoltre notato un aumento del genere Clostridium nei soggetti con PMOP; questo batterio sembra promuovere la segnalazione AKT2, incrementando la produzione di macrofagi M1 infiammatori e accelerando la progressione dell’osteoporosi.
Il ruolo dei metaboliti intestinali
I metaboliti prodotti dal MI vengono assorbiti dalla parete intestinale ed entrano nella circolazione sistemica, raggiungendo organi distanti dove partecipano alla regolazione del metabolismo osseo. Essi favoriscono l’assorbimento di calcio e fosforo e supportano la guarigione delle fratture.
Un ruolo centrale è svolto dagli SCFA:
- Promuovono la produzione di IGF-1 (fattore di crescita insulino-simile) nel fegato e negli adipociti, stimolando la proliferazione e la differenziazione degli osteoblasti e supportando la crescita ossea.
- Regolano i processi immuno-ossei, modulando la differenziazione delle cellule T effettrici.
- Esercitano un’azione antinfiammatoria: l’acido isovalerico, in particolare, migliora il quadro dell’osteoporosi inibendo la differenziazione degli osteoclasti.
- Influenzano l’equilibrio Th17/Treg regolando il rilascio di citochine infiammatorie.
Equilibrio immunitario e SCFA
Il metabolismo osseo è fortemente influenzato dal sistema immunitario; risposte anomale o infiammazioni croniche portano spesso a disturbi scheletrici. Un fattore chiave è l’equilibrio tra le cellule T regolatorie (Treg) e le cellule T infiammatorie (Th17).
Nel modello murino di PMOP, la carenza di estrogeni altera la permeabilità intestinale, provocando un’espansione delle cellule Th17 e un aumento dei fattori osteoclastici (come IL-17, TNF-α e Nf-kB) sia nell’intestino che nel midollo osseo. È interessante notare che nei topi germ-free (privi di microbiota), la deprivazione di estrogeni non causa perdita ossea, confermando che il processo dell’osteoporosi postmenopausale è mediato dal microbioma.
Gli SCFA giocano un ruolo preventivo cruciale:
- Favoriscono la differenziazione delle cellule Treg: Queste cellule inibiscono gli osteoclasti (attraverso meccanismi dipendenti dal contatto come CTLA-4 o tramite produzione di IL-10 e TGF-α) e promuovono gli osteoblasti.
- Inibiscono la differenziazione delle Th17: Riducendo così la produzione di citochine pro-osteoclastiche (IL-6, IL-17, TNF-α).
- Butirrato: Questo specifico SCFA partecipa alla stimolazione anabolica dell’osso mediata dal paratormone (via Treg/Wnt10b/Wnt) e inibisce l’osteoclastogenesi sopprimendo l’attivazione di NF-kB.
Probiotici come strategia terapeutica
L’uso di formulazioni probiotiche ha dato risultati promettenti nei modelli di PMOP. I probiotici agiscono ripristinando la diversità del microbiota, rafforzando la barriera intestinale e modulando l’infiammazione attraverso i loro metaboliti.
- Genere Lactobacillus: Regola l’equilibrio Th17/Treg, sopprime l’infiammazione intestinale e del midollo osseo, incrementa l’osteoprotegerina (che inibisce il riassorbimento osseo) e migliora i livelli sierici di calcio, fosfatasi alcalina e vitamina D. Specificamente, il Lactobacillus rhamnosus GG (LGG) è efficace nel contrastare l’osteoporosi indotta da carenza di estrogeni migliorando la barriera intestinale e l’equilibrio immunitario.
- Genere Bifidobacterium: Riduce la perdita ossea aumentando la vitamina D sierica, potenziando la regolazione immunitaria delle cellule Breg e inibendo i macrofagi M1 infiammatori. Il Bifidobacterium longum, in particolare, promuove l’espansione delle Breg e dell’IL-10 anti-infiammatoria, inibendo contemporaneamente le cellule Th17.
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Conclusioni
Le evidenze scientifiche più recenti confermano il ruolo degli SCFA come mediatori fondamentali nell’asse dieta-microbiota-metabolismo osseo. Data la complessa interazione e la plasticità esistente tra microbioma, metaboliti, equilibrio immunitario (Th17/Treg) e rimodellamento scheletrico, la ricerca futura dovrà concentrarsi approfonditamente sui meccanismi d’azione degli SCFA. Identificare i fattori che regolano queste vie e l’equilibrio cellulare Treg/Th17 sarà cruciale per scoprire nuovi bersagli farmacologici e sviluppare strategie terapeutiche innovative e sicure per il trattamento dell’osteoporosi.
Con Luce e Profondità,
Maria Sara D’Agostini
Dott.ssa in Biologia e nutrizione umana, guida al Risveglio della Coscienza ed Esegeta Biblica
”Le porte dell’inferno non prevarranno mai”
(Mt 16,18)



