IMMACOLATA MEDIATRICE: COMMENTO TEOLOGICO A UN ARTICOLO DI BIGLINO

Mio malgrado, più proseguo nel cammino di Luce che dirada l’oscurità a servizio di Dio e più mi imbatto nelle brutture e sozzure del mondo incarnato.

Mi giunge questo articolo di Biglino e come fa una brava esegeta biblica, lo leggo.

Dopo aver percepito vibrazioni di inorridimento e disdegno ho deciso che fosse il caso di commentare la figura di Maria da un punto di vista teologico e spirituale per ogni passo dell’articolo, in modo da evitare ulteriori fraintendimenti e non far disperdere le anime che sono lungo il cammino…

“In lui era la vita e la vita era la luce degli uomini; la luce splende nelle tenebre e le tenebre non l’hanno vinta.”

Giovanni 1, 4-5

In occasione della festa dell’Immacolata Concezione, ho ritenuto opportuno tornare su un tema che da secoli attraversa la teologia cristiana: la figura di Maria.
Una figura che, nel tempo, ha assunto un ruolo sempre più complesso, talvolta persino superiore a quello del Figlio, soprattutto nella devozione popolare. È il risultato naturale di un processo storico in cui affetto, immaginario, liturgie e leggende si sono stratificati fino a generare una mariologia molto più ampia di quanto i testi biblici consentano.

Maria madre di Dio non ha mai assunto un ruolo superiore a quello del Figlio in quanto è madre creata a somiglianza di Dio e da lui generata, come tutti noi.

Il Figlio è stato ed è il maestro divino ma solo lei è riuscita nell’intento di incarnarlo e portarlo nella materia, per questo è la madre di tutti noi.

La mariologia non è biblica in senso stretto, dogmatico o teologico ma lo è in senso spirituale, animico e profondo.

La mariologia nasce con la venuta stessa di Cristo (per quanto sopra specificato) ma si afferma in modo deciso con i primi padri della chiesa e fino ai giorni nostri.

Liturgie e leggende appartengono al fantasy non alla spiritualità vera e concreta

La Chiesa stessa, consapevole del rischio di queste esagerazioni, è intervenuta recentemente con un documento del Dicastero per la Dottrina della Fede, intitolato Mater Populi Fidelis, una Nota dottrinale dedicata ad alcuni titoli mariani che fanno riferimento alla presunta “cooperazione” di Maria nell’opera della salvezza.
Un documento importante perché cerca di mettere ordine in secoli di elaborazioni teologiche, iconografiche e popolari che hanno prodotto un’immagine di Maria spesso lontana dai testi.

La Chiesa lo riconosce apertamente: quei titoli attribuiti a Maria nella devozione popolare — “Corredentrice”, “Mediatrice di tutte le grazie”, “Madonna delle Grazie”, “Madonna del Buon Consiglio”, e così via — non hanno una base teologica chiara, e possono persino mettere in ombra l’unicità della mediazione di Cristo.
Ed è proprio questo rischio che la Nota intende limitare.

Maria madre di Dio, non può mettere in ombra Cristo per la sua stessa definizione di donna e madre; essa stessa è stata redenta sulla via del Calvario del figlio, come tutti noi.

 La Mater Populi Fidelis è un approfondimento teologico nato da una chiesa ferita da 12 anni di apostasia continuata e continuativa (di cui ho parlato spesso nel mio canale YouTube) e dunque non può produrre buoni frutti di spirito e fede.

Di seguito tutti i precedenti titoli in cui Maria, Madre di Dio è rinsaldata e consolidata nel suo ruolo spirituale nel mondo

1. Lumen Gentium (Costituzione Dogmatica del Concilio Vaticano II, 1964)

Questo è il documento fondamentale. Nel Capitolo VIII, la Chiesa definisce ufficialmente il ruolo di Maria nel mistero di Cristo e della Chiesa.

  • Cosa dice: Afferma che Maria è invocata con i titoli di Avvocata, Ausiliatrice, Soccorritrice e Mediatrice.
  • Nota importante: Il documento specifica che la mediazione di Maria non toglie nulla alla dignità di Cristo, l’unico Mediatore, ma attinge da essa. È una mediazione che nasce dalla “sovrabbondanza dei meriti di Cristo”.

2. Redemptoris Mater (Enciclica di Giovanni Paolo II, 1987)

Papa Giovanni Paolo II, il cui motto era Totus Tuus, ha approfondito enormemente questi temi.

  • Mediazione Materna: L’enciclica è quasi interamente dedicata alla “mediazione materna” di Maria. Il Papa spiega che Maria funge da ponte non per sua forza propria, ma perché è la madre del Redentore.
  • Corredenzione (implicita): Pur non usando sempre il termine dogmatico “Corredentrice” (che rimane oggetto di dibattito teologico per una definizione dogmatica formale), il testo descrive dettagliatamente la sofferenza di Maria ai piedi della Croce come una partecipazione attiva al sacrificio del Figlio.

3. Marialis Cultus (Esortazione Apostolica di Paolo VI, 1974)

Questo documento riguarda il culto mariano e sottolinea come Maria sia il modello della Chiesa (sposa di Dio)

  • Il Ruolo: Mette in luce come Maria, col suo “Sì” (il Fiat), abbia cooperato in modo unico alla restaurazione della vita soprannaturale nelle anime.

4. Ineffabilis Deus (Bolla di Pio IX, 1854)

È il documento che definisce il dogma dell’Immacolata Concezione.

  • Il concetto: Qui si pone la base per l’idea di Maria come “nuova Eva”. Se Eva ha contribuito alla caduta, Maria ha contribuito alla redenzione. Questo parallelismo è la radice teologica del termine “Corredentrice”.

La Nota afferma che la cooperazione mariana nel piano della salvezza sarebbe “attestata nelle Scritture”, e cita alcuni passi:

  • Genesi 3,15, dove si intravvederebbe Maria come la “donna” che vince il serpente;
  • Giovanni 2 e Giovanni 19, dove Gesù chiama sua madre “Donna”;
  • Apocalisse 12, la donna che partorisce il Messia sotto l’attacco del Dragone.

Ma una lettura filologica e contestuale mostra un quadro completamente diverso:

• Genesi 3,15

Non parla di Maria, ma della discendenza della donna, di una linea umana generica in lotta con forze avverse.
Attribuire quel passo alla Madonna è una lettura teologica posteriore.

La donna per eccellenza è la Madre di Dio in quanto, da un punto di vista teologico, la creazione (così come in Genesi) precede la forma stessa della gerarchia umana. Maria è la rappresentazione della donna incarnata e delle virtù femminili predisposte.

E solo chi ha generato il Figlio di Dio e l’uomo-Dio (come ci dice la Valtorta) può lottare contro il male senza timore alcuno

• Il titolo “Donna” in Giovanni

È un appellativo rispettoso dell’epoca, ma non indica un ruolo dogmatico.
Inoltre, nel racconto delle nozze di Cana, la Nota cita i versetti 3 e 5, saltando volutamente il versetto 4:
«Che vuoi da me, o donna? Non è ancora venuta la mia ora.»
Una frase che, letta senza filtri, mostra un atteggiamento tutt’altro che devoto o gerarchicamente subordinato a Maria.

L’appellativo rispettoso è dato dal riconoscere Sua madre come la prediletta e prescelta in quanto donna che ha accettato la volontà divina (Madre di Dio) dell’incarnazione del verbo (evento infrequente e non scontato); non c’entra nulla con il rispetto umano come lo intendiamo noi oggi

Il versetto 4 è la piena rappresentazione del rapporto madre-figlio (umano e non solo divino) che evolve su questa ”terra di lacrime” (Salmo 84)

• Apocalisse 12

La donna del capitolo 12 non è Maria: è una figura simbolica, rappresentazione della comunità messianica o di Israele. La donna fugge nel deserto, riceve ali per scappare, viene attaccata dal dragone: elementi del tutto incompatibili con la vita storica della madre di Gesù.

La cooperazione mariana, dunque, non è un dato biblico, ma un risultato della lettura teologica successiva

La cooperazione E’ UN DATO BIBLICO e incontrovertibile; senza Maria, Cristo non si sarebbe incarnato e non sarebbe quindi potuta avvenire l’opera di salvezza umana che è servita per portare amore gioia e pace in terra ”agli uomini di buona volontà” (Lc 2,14)

(solo a quelli di buona volontà però, a chi va contro Dio, no!)

Approfitto di questa digressione per specificare il danno fatto dalla traduzione moderna della Bibbia, trovate la versione corretta e gratuita (vulgata antica in latino) nella mia sezioneangolo delle risorse”

1. La versione tradizionale (Latina/Vulgata)

Per secoli abbiamo recitato il Gloria con questa traduzione, derivata dal latino pax hominibus bonae voluntatis:

“Gloria a Dio nel più alto dei cieli e pace in terra agli uomini di buona volontà.”

2. La traduzione moderna (CEI 2008)

Le traduzioni più recenti dal greco originale ($ἐν\ ἀνθρώποις\ εὐδοκίας$) hanno cambiato leggermente il senso, rendendolo più fedele:

“Gloria a Dio nel più alto dei cieli e sulla terra pace agli uomini, che egli ama.”

Questo è il titolo più problematico.
La Nota afferma — con chiarezza— che è sempre inappropriato.

Il termine compare nel Medioevo come correzione del titolo ancora più audace di “Redentrice”.
Passa attraverso inni, predicazioni, pronunciamenti papali: Giovanni Paolo II lo usa più volte, alimentando l’equivoco.
Ma il Concilio Vaticano II lo evita.
Ratzinger, sia nel 1996 sia nel 2002, lo dichiara “dottrina non matura” e “terminologia sbagliata
”.

Il motivo è semplice:
Maria non può essere posta sullo stesso piano di Cristo.
E la stessa teologia riconosce che, essendo Maria redenta prima di nascere, non può aver cooperato alla propria redenzione né a quella degli altr
i.

Il problema è teologico e linguistico, ma soprattutto è esegetico: la Bibbia non conosce affatto il concetto di “corredenzione”.
È un prodotto della devozione affettiva che, nel tempo, è diventata teologia.

Maria non è stata mai posta sul medesimo piano di Cristo ma ne è l’unica mediatrice storica, filologica e teologica

Dio ha voluto che la salvezza passasse attraverso il libero arbitrio umano. Nel momento in cui Maria dice “Avvenga di me secondo la tua parola”, lei non sta solo accettando un figlio, sta accettando il destino di quel Figlio (la Croce).

Sotto la Croce, Maria ha vissuto una “morte mistica”. Mentre Cristo offriva il suo corpo, Maria offriva il suo dolore di madre.

Come la caduta è avvenuta a causa di un uomo (Adamo) e una donna (Eva), così la redenzione doveva avvenire attraverso un uomo (Cristo) e una donna (Maria).

Perché allora la Chiesa non lo proclama Dogma?

  • Paura del malinteso: Il timore che il mondo (specialmente i protestanti) capisca che i cattolici adorino Maria come una “dea” o una “quarta persona della Trinità”.
  • Sufficienza di Cristo: Molti teologi ritengono che il titolo di “Madre di Dio” (Theotókos) contenga già in sé tutta la grandezza di Maria, rendendo superflui altri titoli che potrebbero generare confusione.

La disputa è tra chi preferisce una teologia “asciutta” e biblica e chi crede che la profondità del legame tra Madre e Figlio meriti un riconoscimento formale che vada oltre il semplice “ufficio” di madre.

Facciamo un salto fino al punto 7 (i passi fino a qui ripetono le medesime circostanze)

La Nota, tuttavia, non rinnega la pietà mariana.
Anzi, la valorizza:

  • pellegrinaggi,
  • icone,
  • santuari,
  • la “carezza della Madre”,
  • la dimensione affettiva.

Il popolo dei fedeli ha sempre cercato figure intermedie: un modello che affonda nelle religioni antiche, dai Lamassu agli Shedim mesopotamici.
Gli stessi “messaggeri” biblici — i malakhim — svolgevano ruoli intermediari
.

Maria, gli angeli, i santi assolvono oggi quella stessa funzione psicologica e simbolica.

Il problema nasce quando l’immaginario popolare supera i confini che la dottrina può accettare.
E infatti la Chiesa mantiene un’apertura pastorale, ma fissa limiti teologici precisi.

Maria, gli angeli e i Santi… qui si fa un calderone unico come se tutto fosse uguale!

Maria è a capo degli eserciti e delle schiere angeliche mentre i Santi sono iniziati di 3° grado (il che presuppone un elevato livello di coscienza)

Facciamo parlare ora la sacra scrittura….

Il Segno Grandioso (Apocalisse 12, 1)

“Nel cielo apparve poi un segno grandioso: una donna vestita di sole, con la luna sotto i suoi piedi e sul suo capo una corona di dodici stelle.”

Nella lettura teologica, le dodici stelle rappresentano non solo le tribù d’Israele o gli Apostoli, ma la sua supremazia sul creato, inclusi gli spiriti celesti. Se è incoronata Regina in cielo, gli angeli (che sono i sudditi del Regno) sono al suo servizio.

2. L’Annunciazione (Luca 1, 26-38)

  • Un arcangelo (una delle massime potenze celesti) si inchina e saluta una creatura umana con il titolo di “Piena di Grazia”.
  • Questo evento inverte la gerarchia naturale: di solito sono gli uomini a tremare davanti agli angeli. Qui, l’angelo è in attesa del “Sì” di Maria. Da quel momento, il legame tra Lei e le schiere angeliche diventa indissolubile.

Maria non conduce gli angeli perché è una divinità, ma perché è la “Tutta Santa”. Gli angeli, ammirano in lei la perfezione che loro hanno per natura, ma che lei ha raggiunto per grazia.

“Io porrò inimicizia tra te e la donna, tra la tua stirpe e la sua stirpe: questa ti schiaccerà la testa e tu le insidierai il calcagno.”

Genesi 3,15

La Vulgata (San Girolamo): Nella traduzione latina che ha dominato la Chiesa per 1500 anni, Girolamo tradusse con il femminile ipsa (“essa stessa”). In questo modo, è la Donna (Maria) a schiacciare direttamente la testa del serpente.

La sintesi teologica: La Chiesa oggi spiega che Maria schiaccia il serpente per mezzo del Figlio. Lei è lo strumento, ma la forza viene da Cristo. Senza il suo “Sì”, la stirpe che sconfigge il male non sarebbe venuta al mondo.

Il male si diverte a creare confusione, dubbi, perplessità, scompiglio, e disorientamento tra I FIGLI DI DIO, ma i I figli della luce…

“I figli di questo mondo, infatti, verso i loro pari sono più scaltri dei figli della luce.

Luca 16,8

Vi lascio un link per approfondire….

Con Luce e Profondità,
Maria Sara D’Agostini

Dott.ssa in Biologia umana, guida al Risveglio della Coscienza ed Esegeta Biblica
”Le porte dell’inferno non prevarranno mai” 
(Mt 16,18)

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