UN MUSULMANO IN PREGHIERA NELLA CASA DI DIO. ERESIA?

L’altro giorno in un momento di raccoglimento personale, è accaduto un evento inatteso e potente: ho assistito a un fedele di fede musulmana che, all’interno della chiesa, pregava il suo Dio secondo i suoi riti. Un’immagine rara, che può generare in chi assiste reazioni contrastanti: sorpresa, interrogativi teologici, o persino un senso di turbamento e la sensazione che si tratti di un’azione non conforme alla santità del luogo.

Questo episodio non è solo un aneddoto, ma uno specchio che riflette la complessità e le sfide della convivenza religiosa nel mondo contemporaneo. Come dovremmo interpretare un tale evento dal punto di vista della fede cristiana?

Fino al Concilio Vaticano II (1962-1965), l’approccio giuridico della Chiesa Cattolica era marcatamente restrittivo. La dottrina e la legge canonica supportavano l’idea che la chiesa fosse un luogo destinato in via esclusiva al culto cattolico.

Il Codice di Diritto Canonico del 1917 (CIC/1917) stabiliva severe restrizioni:

  • Canone 1171 definiva la profanazione, e l’uso per culti non cattolici era generalmente inteso come una violazione della destinazione del luogo.
  • Il Canone 1258 vietava la Communicatio in Sacris (la partecipazione a riti sacri comuni) con i non-cattolici.

In questo quadro storico, l’atto di un non-cattolico che prega i propri riti in chiesa è una grave violazione della disciplina ecclesiastica e un atto improprio contro la santità del luogo.

Vediamo cosa è accaduto (verosimilmente) con il Concilio Vaticano II che ricordo, tra l’altro aver apportato anche delle modifiche decisive della Sacra Scrittura e di alcune preghiere. Ne ho parlato spesso sul mio sito e nel canale YouTube

Il Concilio Vaticano II, che ha introdotto una visione del mondo e delle altre fedi radicalmente diversa, fondata sul Dialogo Interreligioso e sulla Dignità umana.

Pur mantenendo la destinazione sacra della chiesa al culto cattolico, il Magistero ha riconosciuto elementi di verità nelle altre fedi:

Fonte (Concilio Vaticano II – Nostra Aetate, n. 3): “La Chiesa guarda con stima anche i musulmani che adorano l’unico Dio, vivente e sussistente, misericordioso e onnipotente, Creatore del cielo e della terra, che ha parlato agli uomini.”

Questo ”riconoscimento” è di fatto l’espressione di un eresia non nei confronti di Dio in quanto tale (onniscente e onnipresente) ma verso la Fede, la verità, la Via e la vita.

E’ fuori dubbio che il dialogo sia fondamentale ma non è una questione religiosa ma semmai sociale. Viene fatta passata una dinamica sociale per una religiosa, creando confusione e malcontento generale.

I musulmani credono in un Dio ma non di certo nell’ostia Sacra, nella madonna o in Gesù Cristo che credono essere ”solo” un profeta dei tanti.

Le chiese vengono costruite (antiche e quindi con profonde forme pensiero) con l’intento di accogliere coloro che sentono viva la Fede in Cristo e Maria.

Non è un problema di dialogo tra religioni ma semmai di luoghi.

Vi immaginate se andassi io a pregare un Rosario Santo in una moschea? mi accetterebbero? non credo proprio!!

Ogni culto, anche religioso, merita rispetto quindi anche la fede cristiana lo merita e se questo rispetto dell’altro viene meno si cade nell’ipocrisia che ci vorrebbe tutti uguali e omologati a un solo sentire emotivo e psichico

Crogiolarsi nell’illusione che siamo tutti uguali è l’ennesima trappola sociale per tenere soggiogate le menti e il cuore delle genti

Chi prega e fa un lavoro di Risveglio non vive di paure inspiegabili ma di verità (che non sono certezze ma purezza in Cristo e nel suo messaggio)

A volte si ci si complica l’esistenza perchè non si è ”fissi” in Cristo!!

Le chiese devono tonare ai cattolici perchè su questo pianeta ognuno ha il suo posto nel mondo e per i cattolici (e solo per loro) sono destinati i posti sacri chiamate chiese, battisteri, santuari, etc

«Sta scritto: La mia casa sarà chiamata casa di preghiera. Voi invece ne fate una spelonca di ladri».” Matteo 21,13

Con Luce e Profondità,
Maria Sara D’Agostini
Dott.ssa in Biologia umana, guida al Risveglio della Coscienza ed Esegeta Biblica
”Le porte dell’inferno non prevarranno mai” 
(Mt 16,18)

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